|
|
 |
 |
|
Nasce in Cina nel I secolo d. C. al
tempo in cui l'impero della dinastia
degli Han si estese fino al Pamir e
apri contatti con l'India.
Per secoli però la sua diffusione
fu limitata.
Solo dopo gli Han nel periodo delle
"tre dinastie" nel V secolo
ebbe ampia diffusione divenendo la religione
dominante.
Il fondatore di questa religione-filosofica
di vita è Gautama Siddharta,
che venne soprannominato Buddha, Verso
la metà del IX secolo d. C.,
tuttavia la eccessiva potenza raggiunto
dai monasteri Buddisti provocò
uno scontro con l'autorità imperiale.
Pur essendo una dottrina non cinese
tuttavia, si sviluppò molto lentamente
in effetti non fu considerata una dottrina
straniera quando essa effettivamente
si affermò.
Il concetto fondamentale del Budda è
la illusorietà di tutta la realtà,
la non permanenza del "Tutto". |
|
|
|
Il
Karma è la legge che determina
la causalità fra le nostre azioni
e il nostro destino in questa vita e
nelle altre vite future (reincarnazioni).
Non si nega l'esistenza delle divinità
e dell'anima ma anche esse sono non-permanenti.
L'illuminato" quindi ha come meta
il Nirvana, la libertà dalle
catene della illusorietà dell'essere:
essa si raggiunge con la meditazione,
con la rinuncia al desiderio perchè
la vita è dolore.
Si tratta quindi di una filosofia mistica,
che vede il mondo come il male radicale
: ciò non vuol dire che il Buddista
non compia il suo dovere nella società.
Il monachesimo Buddista poi in genere
non è una condizione permanente
della vita: prima di divenire "bonzo",
in genere, l'uomo ha adempiuto ai suoi
doveri mondani. |
|
Il
Buddismo poi si frantuma in una serie
molto ampia di correnti e sottocorrenti
che danno interpretazioni diversissime
del pensiero del Maestro.
Non si tratta di una religione rivelata
per cui non si può parlare di
una ortodossia ma di una dottrina filosofica
per di più basata sulla esperienza
personale, irripetibile: in fondo ognuno
può essere Buddista a proprio
modo, secondo la propria irrepetibile
esperienza o "illuminazione"
in Cina si diffuse generalmente la versione
detta " Mahayana" (In sanscrito:
grande veicolo) e non quella "Hinayana"
(in sanscrito: piccolo veicolo) la prima
ha una dimensione più comunitaria,
la salvezza viene cioè considerata
più un fatto collettivo mentre
la seconda in contrapposto tende più
a una salvezza individuale. |
|
|
Molta
importanza ebbero anche i "Boddishava":
persone che pure avendo raggiunto la soglia
del Nirvana tuttavia rinunciano ad entrarvi
momentaneamente per aiutare gli altri uomini
nel loro difficile cammino.
Una delle scuole buddiste Cinesi fu quella
"ch'an", termine che deriva dal
sanscrito "dyama " cioè "meditazione"
che attualmente è molto popolare in
Europa con il suo nome giapponese di "zen".
Secondo essa la "illuminazione"
non si ottiene per gradi ma improvisamente
come " quando in una botte viene meno
il fondo e tutto il contenuto cade di colpo"
e prevede particolari tecniche di meditazioni.
Nel complesso il Buddismo poteva incontrarsi
con il Taoismo ma sostanzialmente veniva in
contrasto con il Confucianesimo.
Il Buddismo è comunque una dottrina
che predica la rinuncia al mondo, Confucio
invece non si interessa di astrusi problemi
metafisici e mistici ma al nostro mondo.
Budda vuole sfuggire il mondo, sentito come
dolore, Confucio lo vuol governare.
La tradizione imperiale cinese comprensibilmente
volle tornare a Confucio e lottare contro
teorie considerate pericolose per l'Impero. |
|
|
|
|
|
Se non conosci la tristezza, guarda
nei miei occhi e la troverai...
Ma il colore della solitudine,
il disperato vuoto, il sapore
del vento...
Guarda nei miei occhi e lì
troverai la tristezza più
grande...
Vi leggerai il bisogno di qualcosa
che non trovo e se ad un tratto
vedrai qualcosa che luccica...
non ti meravigliare, è
soltanto una lacrima... |
|
|
|
|